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 21 MARZO 2009

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Dott. Christian Baraldi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    NEWS   

 

CONVEGNO SU: LA MININVASIVITA' IN CHIRURGIA

30 GENNAIO 2010

MUSEO DELLA TONNARA DI PIZZO (VV)

 

INTERVISTE AL DOTT. BARALDI

 

 

 

 

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Negli ultimi anni si è assistito al rapido sviluppo e diffusione di un nuovo tipo di approccio al trattamento delle malattie delle arterie che si è affiancato alla chirurgia vascolare convenzionale.

 

La chirurgia endovascolare rappresenta una metodica “minivasiva”. La correzione di stenosi, dilatazioni aneurismatiche, dissezioni, pseudoaneurismi anastomotici, non avviene dall’esterno, come nella chirurgia tradizionale, ma per via endoluminale, utilizzando per l’accesso alle lesioni il lume stesso dell’arteria, raggiunto attraverso l’incannulamento di un’arteria periferica, accessibile in anestesia locale, con una puntura transcutanea o con una minincisione (arteria femorale o ascellare), attraverso la quale vengono inseriti i cateteri, le guide, gli strumenti e addirittura le protesi (stent/endoprotesi) che vengono spinte a ritroso sotto controllo radiografico fino a raggiungere appunto dall’interno del vaso la sede della malattia.

 

Esistono tuttavia ancora alcuni limiti legati all’applicazione degli stent.  Spesso, ad esempio, il trattamento endovascolare non risulta praticabile sia per la tortuosità dei vasi sia per la presenza di materiale trombotico al loro interno, o di lesioni delle pareti dei vasi che rendono difficile l’accesso. Un altro problema legato all’utilizzo di stent consiste nella proliferazione di tessuto cellulare all’interno dello stent stesso e quindi l’aumento di rischio di ‘restenosi’ (per questo motivo è in valutazione l’uso di stent medicati o a rilascio di farmaco ‘anti proliferazione’ anche per il trattamento delle lesioni carotidee, essendo stato dimostrato un beneficio a livello coronarico).

 

Per la scelta del tipo di trattamento, chirurgico tradizionale o endovascolare, lo specialista si deve basare sulla valutazione di una serie di fattori tra cui ad esempio l’anatomia del vaso stenotico, le caratteristiche della stenosi e le condizioni generali del paziente. Solamente studiando accuratamente il singolo “caso” è possibile scegliere la strategia terapeutica migliore, la quale, non necessariamente dovrà essere endovascolare, tranne in quelle circostanze accuratamente selezionate in cui questa metodica potrà essere risolutiva.

                                                                         Continua .......

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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